Chiesa Santa Maria della Colonnella

La chiesa è detta della “colonnella” perché sorta nei pressi dell’ultimo miliario romano della via Flaminia per coloro che venivano da Roma.
Fu eretta dal Comune di Rimini, che ne è ancora proprietario, intorno al 1510, nel luogo in cui si venerava l’immagine di una Madonna, dipinta nel 1483 entro un’edicola, che nel 1506 si rese miracolosa. Il Comune affidò il complesso ai frati Girolomini della congregazione di Fiesole, che vi officiarono fino al 1680.

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Montetiffi: Chiesa di San Leonardo

L’Abbazia di San Leonardo è situata a Montetiffi, borgo del comune di Sogliano al Rubicone. È costruita su uno sperone roccioso che domina la valle, nel cuore del Montefeltro. La struttura interamente in pietra concia ha una pianta a croce latina, con un’unica navata. Solo nel XVII secolo sono state costruite due cappelle laterali e una cantoria in legno per ospitare l’organo. L’abside fondata sulla roccia fa pensare a maestranze comacine.

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Basilica di Sant’Apollinare in Classe

E’ la più grande basilica paleocristiana esistente. Fu fatta edificare dal vescovo Ursicino con la sovvenzione di Giuliano l’argentario e consacrata dal vescovo Massimiano nel 549. La facciata presenta una grande trifora e due lesene laterali. Come evidenziato da scavi, la basilica era preceduta da un quadriportico. L’ardica e una delle due torri laterali sono state ripristinate da un restauro dei primi del ‘900. Il campanile ‘è del X sec. e presenta due ordini di monofore, uno di bifore e tre di trifore per una altezza di circa 37 metri. L’interno è a tre navate, spartite da due file di dodici colonne con i tipici capitelli bizantini a foglie d’acanto e che poggiano su vistosi zoccoli marmorei. La nudità delle pareti laterali è dovuta alla spoliazione dei marmi operata nel XV secolo da Sigismondo Malatesta per ornare il suo Tempio di Rimini.

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Brisighella: Pieve del Tho

Le sue origini sono assai remote e la fanno risalire a Galla Placidia, figlia di Teodosio, che l’avrebbe fatta erigere con i resti di un tempio dedicato a Giove Ammone. L’epoca della sua costruzione è ignota, probabilmente sorse tra l’VIII e il X secolo. È detta “in ottavo” perché collocata all‘ottavo miglio della strada romana (“Via Faventina”, indicata nella Tavola Peutingeriana) che congiungeva Faenza con l’Etruria.

Suggestivo tempio in stile romanico, a pianta basilicale, a tre navate, divise da archi che poggiano sopra undici colonne di marmo grigio e una di Verona, moIto diverse fra loro come spessore e larghezza (forse di materiale di reimpiego di un antico preesistente tempio dedicato – come già accennato – al dio Giove Ammone). I muri della navata centrale, all’esterno, presentano pregevoli decorazioni di archetti e di lesene, poste fra le monofore. Un miliare romano con iscrizione dedicata ai quattro imperatori della decadenza (anni 376-378), una lastra, ora pallotto dell’altare centrale (VIII-IX sec.) lapide funeraria in ceramica (XVII sec.), affreschi dei secoli XIV-XVI, capitello corinzio (acquasantiera) del primo secolo d.c., testimoniano l’antichità di questa “Chiesa-Madre” della valle del Lamone.

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